Arco di Tito

L’Arco di Tito è sicuramente uno dei più celebri di Roma (insieme all’arco di Costantino) e come ci ricorda il suo nome è dedicato all’imperatore Tito Flavio Vespasiano: quest’ultimo, il quale regnò tra il 79 e l’81 d.C., viene spesso ricordato per la sua continua ricerca di realizzare nuove opere e dar vita a provvedimenti e fu protagonista e partecipe della tragica eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che cancellò le città di Pompei ed Ercolano.

L’Arco di Tito

Le pendici più alte del colle Palatino di Roma è il luogo in cui svetta questo arco, una vera e propria celebrazione dell’imperatore di cui porta il nome; si tratta di un capolavoro importantissimo dell’arte romana, in grado di affascinare qualsiasi visitatore e turista, approfondiamone dunque la storia.

La celebrazione di un imperatore: Tito Flavio Vespasiano

L’arco ci si presenta in tutta la sua imponenza con una iscrizione, la quale altro non era che una dedica all’imperatore da parte del Senato; il 90 d.C., con tutta probabilità, deve essere l’anno in cui quest’opera monumentale fu ultimata. Subito dopo la fine del ‘600, l’opera fu sostanzialmente inglobata in un’altra struttura, il convento di Santa Francesca Romana e dovettero passare ben duecento anni per un nuovo intervento di liberazione dell’arco. Altri lavori molto importanti furono poi quelli di inizio ‘900, quando il manto stradale fu reso ancora più basso e in tal modo si riuscì ad ottenere un effetto emozionante e in grado di dare nuovo lustro al monumento, con le fondazioni ben messe in evidenza. Il visitatore, comunque, deve fare attenzione a non confondere questo Arco di Tito con un altro che aveva lo stesso nome e che era collocato in corrispondenza del Circo Massimo, un arco simile di cui non è rimasta traccia.

Architettura e scultura dell’arco di Tito

Sono ovviamente due i lati “estetici” che balzano immediatamente all’occhio di ogni turista e visitatore di fronte a un arco così imponente e celebrante: l’architettura e la scultura. Procediamo per ordine. Non siamo più nell’epoca augustea dal punto di vista architettonico e in questo caso si è preferito seguire dei modelli distanti anni luce dall’ispirazione di tipo ellenistico; si tratta, in pratica, di un capitello composito, composto essenzialmente di marmo e con uno zoccolo in travertino, ma non manca nemmeno il cemento. I fregi sono davvero notevoli e svariati, con delle semicolonne che provvedono a inquadrare in maniera artistica le varie raffigurazioni.

La scena in primo piano mette in luce un sacrificio, con tutte le caratteristiche dello stile romano e nessuna influenza greca: inoltre, la scultura risulta essere molto simbolica, il che rende le scene verosimili ed eleganti allo stesso tempo. Si può notare, tra l’altro, Tito che viene portato in cielo da un’aquila, una vera e propria apoteosi e divinizzazione dell’imperatore, visto che si tratta di una venerazione assoluta e pomposa.

Grande interesse viene destato infine dai rilievi dei pannelli ai lati del fornice; ancora una volta, il trionfo dell’imperatore diventa il motivo dominante, da un lato si può ammirare la quadriga in cui lo stesso Tito viene incoronato dalla Vittoria, mentre il lato sinistro illustra l’ingresso del corteo nella cosiddetta Porta Triumphalis, con alcuni inservienti che portano gli arredi del Tempio di Gerusalemme e delle iscrizioni delle città vinte grazie al prezioso contributo di Tito.