Museo Criminologico

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Crimini e condanne: il Museo Criminologico di Roma.
Via del Gonfalone e più precisamente via Giulia, una delle strade più romantiche e adatte per una placida passeggiata, nascondono anche un museo molto importante per la città di Roma, ma al tempo stesso sinistramente affascinante. Si tratta del Museo Criminologico, meglio noto con l’acronimo Mucri, ed è stato eretto in questo luogo proprio in ricordo delle antiche carceri che nei tempi antichi i pontefici avevano fatto costruire in queste zone. “Pijja, me disse, e aricordete bbene che sta fine medema sce sta scritta pe mmill’antri4 che ssò mmejjo de tene”: così il poeta Giuseppe Gioachino Belli descrive la situazione delle condanne a morte nella Roma ottocentesca, un fresco ritratto di quanto terrore potessero incutere determinati strumenti o persone come il boia.
 
Un po’ di storia del museo.
È il 1931 quando per la prima volta il sistema museale in questione viene aperto al pubblico, ma non bisogna dimenticare che già nell’800, con lo Stato Pontificio ancora ben insediato a Roma, l’idea di istituire un edificio di questo tipo era balenata nella mente di molti. La storia del Museo Criminologico ci fa comprendere anche l’evoluzione della propria pianta planimetrica, con la disposizione delle varie sale: in principio, vi erano tre stanze appositamente dedicate alle tematiche in questione, una prima con le suddivisioni dei diversi crimini, una seconda dedicata alle indagini giudiziarie e una terza in cui si potevano ammirare i punti di vista delle esecuzioni capitali molto frequenti a Roma almeno fino al XIX secolo. Negli anni Sessanta, poi, ha luogo il completo smantellamento del museo, anche perché le carceri nuove modificarono la loro destinazione d’utilizzo. È dal 1975 che il Museo Criminologico sorge nella sede attuale, anche se molti reperti preziosi sono stati persi in maniera inesorabile a causa di una eccessiva permanenza nei depositi. La struttura ha vissuto fortune alterne: sempre negli anni Settanta si è assistito a un brusco calo di interesse da parte dei visitatori, tanto che le visite si sono ridotte anch’esse e sono diventate una esclusiva di coloro che avevano fissato un appuntamento, mentre i quindici anni successivi di chiusura sono stati essenziali per dar vita a una nuova sistemazione delle opere e a un ripensamento dell’idea stessa di tale museo. La riapertura ufficiale è avvenuta nel 1994.
 
Cosa si può ammirare nel Museo Criminologico.
Il visitatore più curioso di certi argomenti particolari troverà in questo edificio pane per i propri denti. I reperti che sono esposti in tale sede sono davvero molti, ma si possono citare alcuni esempi molto significativi: gli strumenti di tortura sono presenti in tutte le stanze, si va dalle gogne alla cosiddetta “vergine di Norimberga”, dalla briglia delle comari fino agli scudisci, alle fruste e ai diversi ferri, tutti oggetti che si sono succeduti in passato come mezzi per torturare o anche uccidere i condannati di alcuni reati. Grande stupore viene destato dalla divisa ufficiale utilizzata da Mastro Titta (si tratta di Giuseppe Battista Bugatti, noto anche come il “Boja di Roma”, esecutore materiale delle sentenze di morte nello Stato Pontificio e attivo fino al 1864); la stessa meraviglia può essere suscitata dal cranio di un criminale romano del passato, Giuseppe Villella (brigante morto nel carcere di Pavia nel 1972): su questo stesso cranio il noto criminologo Cesare Lombroso riuscì a dimostrare che la delinquenza era presente sin dalla nascita nel Villella, un fattore dimostrato con la scoperta della fossetta occipitale mediana.
 
Indirizzo:   Via del Gonfalone, 29   Roma
Telefono:  06 68899442
Orario:  martedì-sabato dalle ore 9.00 alle 13.00
martedì e giovedì dalle 14.30 alle 18.30
chiuso domenica, lunedì e festivi
Biglietto: € 2  
 
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